Deutsche Tageszeitung - Borsa: l'Europa in rialzo attende la Bce, titoli di Stato in calo

Borsa: l'Europa in rialzo attende la Bce, titoli di Stato in calo


Borsa: l'Europa in rialzo attende la Bce, titoli di Stato in calo
Borsa: l'Europa in rialzo attende la Bce, titoli di Stato in calo

Sale l'oro e il petrolio. L'euro poco mosso sul dollaro

Cambia la dimensione del testo:

Le Borse europee sono in rialzo, mentre si attendono le decisioni della Bce e della Banca centrale d'Inghilterra. Sotto i riflettori anche l'inflazione negli Stati Uniti, in arrivo nelle prossime ore. In questo contesto i titoli di Stato sono in lieve calo mentre sul fronte valutario l'euro si attesta a 1,1721 sul dollaro. L'indice stoxx 600 guadagna lo 0,3%. Positive Madrid (+0,6%), Londra e Parigi (+0,3%), Francoforte (+0,1%). I principali listini sono sostenuti dal comparto tecnologico (+0,6%). Bene anche l'energia (+0,4%), in linea con il prezzo del petrolio. Il Wti guadagna lo 0,3% a 56,11 dollari al barile. Il Brent sale dello 0,1% a 59,77 dollari. In moderato rialzo le utility (+0,3%), con il prezzo del gas che sale dello 0,2% a 27,41 euro al megawattora. Seduta positiva per le assicurazioni (+0,2%) e le banche (+0,1%). Sul fronte dei titoli di Stato lo spread tra Btp e Bund sfiora i 70 punti (69,8 punti), con il rendimento del decennale italiano al 3,54% e quello tedesco al 2,84%. Prosegue la corsa dell'oro che guadagna lo 0,1% a 4.324 dollari l'oncia. Il Bitcoin resta sotto i 90mila dollari a 87.333 dollari (+1,6%).

(W.Novokshonov--DTZ)

In primo piano

Moody's lima il pil dell'Italia nel 2026 a +0,7%, inflazione accelera

Pesa la guerra in Iran. Nel 2027 la crescita +0,8%

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Cambia la dimensione del testo: