Deutsche Tageszeitung - Borsa: l'Europa sale guarda a Wall Street, Milano +0,3%

Borsa: l'Europa sale guarda a Wall Street, Milano +0,3%


Borsa: l'Europa sale guarda a Wall Street, Milano +0,3%

A Piazza Affari in luce Mps, Campari gira in calo

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Le Borse europee si muovono in territorio positivo dopo il taglio dei tassi da parte della Banca d'Inghilterra e mentre si attendono la Bce. L'attenzione degli investitori si concentra sulle prospettive economiche per il nuovo anno mentre si attendono i dati dell'inflazione americana. L'indice stoxx 600 guadagna lo 0,3%. Positiva Milano (+0,3%), Londra, Parigi e Francoforte (+0,2%) e Madrid (+0,6%). I principali listini sono sostenuti dal comparto tecnologico (+0,6%), dalle banche (+0,4%) e le assicurazioni (+0,2%). Sale l'energia (+0,3%), con il prezzo del petrolio poco mosso. Il Wti si attesta a 55,93 dollari il barile e il Brent a 59,60 dollari. Il lieve calo i rendimenti dei titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 69 punti, con il rendimento del decennale al 3,54% e quello tedesco al 2,85%. Poco mosso l'oro a 4.322 dollari l'oncia (-0,07%). A Piazza Affari seduta positiva con le banche. Si mette in mostra Mps (+2,7%), nel giorno in cui si riunisce il consiglio d'amministrazione. Bene anche Bper (+1,7%) e Popolare Sondrio (+1,3%). In luce Leonardo (+1,4%) e Prysmian (+1,1%). Bene Generali (+0,54%). In gira in calo Campari (-0,8%), dopo la cessione di Averna e Zedda Piras a Illva Saronno Holding. In fondo al listino Amplifon e Stellantis (-1,7%). Fiacca Tim (-0,4%).

(L.Møller--DTZ)

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L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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