Deutsche Tageszeitung - Da Cdp nuove operazioni per 1,6 miliardi

Da Cdp nuove operazioni per 1,6 miliardi


Da Cdp nuove operazioni per 1,6 miliardi
Da Cdp nuove operazioni per 1,6 miliardi

In arrivo ulteriori risorse per le imprese a supporto dei piani per la crescita

Cambia la dimensione del testo:

Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, su proposta dell'amministratore delegato e direttore generale, Dario Scannapieco, ha deliberato nuove operazioni per un valore complessivo di oltre 1,6 miliardi di euro a favore del tessuto imprenditoriale, del settore immobiliare e della cooperazione internazionale. In linea con il ruolo di Istituto Nazionale di Promozione, il consiglio di Cdp ha approvato nuovi finanziamenti per sostenere le filiere produttive strategiche del Paese: l'obiettivo è favorire i piani delle aziende di più grandi dimensioni per dare slancio all'export, generando impatti positivi sui livelli economici e occupazionali dei territori in cui le società operano. Il Consiglio ha inoltre approvato operazioni per il rafforzamento e la crescita dimensionale delle Pmi e delle Mid-Cap, favorendone l'accesso al credito in sinergia con altri partner e attraverso strumenti di finanza alternativa. Interventi dedicati alla cooperazione internazionale. Via libera anche alla concessione di risorse per sostenere lo sviluppo del comparto privato nei Paesi partner della cooperazione internazionale in settori come l'agroalimentare e il manifatturiero. L'obiettivo è quello di contribuire, tra l'altro, allo sviluppo sostenibile e alla promozione della parità di genere delle aziende. Le iniziative, anche nella cornice del Piano Mattei del Governo italiano e di programmi guidati dalla Commissione Europea, sono condotte in collaborazione con le principali Istituzioni finanziarie attive nelle aree interessate dai finanziamenti.

(M.Dylatov--DTZ)

In primo piano

Moody's lima il pil dell'Italia nel 2026 a +0,7%, inflazione accelera

Pesa la guerra in Iran. Nel 2027 la crescita +0,8%

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Cambia la dimensione del testo: