Deutsche Tageszeitung - Bankitalia, consumi in ripresa, su export pesano dazi ed euro forte

Bankitalia, consumi in ripresa, su export pesano dazi ed euro forte


Bankitalia, consumi in ripresa, su export pesano dazi ed euro forte
Bankitalia, consumi in ripresa, su export pesano dazi ed euro forte

Su investimenti continuia spinta del Pnrr

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"I consumi delle famiglie accelerano gradualmente, grazie all'aumento del potere d'acquisto e alla progressiva riduzione dell'incertezza". E' quanto scrive la Banca d'Italia nelle sue previsioni macroeconomiche secondo cui "gli investimenti continuano a espandersi, sebbene a ritmi più moderati, beneficiando delle misure del Pnrr e del progressivo miglioramento delle condizioni di domanda". Per quanto riguarda le esportazioni, gli esperti di Via Nazionale sottolineano che "crescono a ritmi inferiori a quelli della domanda estera ponderata quest'anno e il prossimo, risentendo degli effetti dell'inasprimento delle politiche commerciali e della perdita di competitività associata all'apprezzamento dell'euro, per accelerare nel biennio 2027-28". Le importazioni aumentano in tutto il prossimoi quadriennio, sospinte principalmente dalla domanda di beni strumentali. Il contributo della domanda estera netta alla crescita del prodotto è negativo quest'anno e il prossimo e pressoché nullo in media nel biennio 2027-28. Si stima che il saldo di conto corrente della bilancia dei pagamenti aumenti all'1,3 per cento nel 2025 e rimanga stabile nel prossimo triennio

(U.Beriyev--DTZ)

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L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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