Deutsche Tageszeitung - Deloitte, il 12% italiani si fa aiutare dalla Ia per i regali

Deloitte, il 12% italiani si fa aiutare dalla Ia per i regali


Deloitte, il 12% italiani si fa aiutare dalla Ia per i regali
Deloitte, il 12% italiani si fa aiutare dalla Ia per i regali

Uno su due conferma budget 2024, sarà inferiore per uno su 4

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Un italiano su due prevede un budget uguale a quello del 2024 per i regali di Natale mentre sarà inferiore nel 26% dei casi: più della media europea che è del 19,6%. È quanto emerge dall'European Holiday Outlook 2025, lo studio di Deloitte basato sulle risposte di oltre 7 mila consumatori europei (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito). "Dalla nostra rilevazione emerge che molti consumatori italiani puntano a mantenere livelli di spesa simili all'anno precedente. Tuttavia, lo fanno in un contesto percepito come più incerto e con un coinvolgimento emotivo più intenso, che si traduce in scelte più caute e in un approccio più selettivo agli acquisti", spiega Andrea Laurenza, Consumer Industry Leader di Deloitte Central Mediterranean. "Secondo i nostri dati questa cautela è comune a tutti i consumatori europei - dai francesi ai tedeschi e perfino gli spagnoli; per la maggioranza il carovita e la situazione macroeconomica europea sono fonti di preoccupazione che si traduce in qualche rinuncia in più nei prossimi mesi, con un occhio in più ai risparmi". L'aumento del costo della vita è indicato come primo fattore, indicato dal 52,9% degli italiani, contro il 47,2% della media europea. A questo si affianca una dimensione più concreta e personale: il 38,4% dichiara che la situazione finanziaria personale è peggiorata (contro il 33% in Europa). Accanto alla prudenza dettata dal portafoglio, però, emerge anche un cambiamento di atteggiamento. Un quarto degli italiani (25,1%) esprime un desiderio di ridurre i consumi (vs media europea del 19,8%).Per gli italiani che stanno riducendo il budget disponibile, i tagli si concentrano soprattutto su regali (14,6% in Italia vs 9,9% in Europa), atmosfera festiva, decorazioni e articoli natalizi (13,2% vs 9%). In Italia per i regali il 33% usa tool digitali, il 12% si fa aiutare dalla GenAI e il 7% segue i consigli degli influencer.

(L.Svenson--DTZ)

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La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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