Deutsche Tageszeitung - Borsa: l'Europa resta debole dopo Wall street, Milano -0,3%

Borsa: l'Europa resta debole dopo Wall street, Milano -0,3%


Borsa: l'Europa resta debole dopo Wall street, Milano -0,3%
Borsa: l'Europa resta debole dopo Wall street, Milano -0,3%

L'euro sale a 1,175 contro il dollaro. Corrono Saipem e Tim (+3%)

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Mercati azionari del Vecchio continente sempre in leggero calo dopo l'avvio di Wall street: la Borsa peggiore è quella di Londra, che scende di mezzo punto percentuale, con Parigi in ribasso dello 0,4%. Milano e Madrid perdono lo 0,3%, mentre Francoforte e Amsterdam sono limate dello 0,2%. Spread tra Btp e Bund tedeschi calmo attorno ai 70 punti base, con l'euro solido in aumento a quota 1,175 contro il dollaro. Nel settore energia il gas resta debole in calo dell'1,2% a 27,8 euro al Megawattora, mentre il petrolio sale del 2,4% ondeggiando attorno a quota 58 dollari al barile. In questo clima in Piazza Affari Saipem corre di quasi il 4% grazie a un maxi-contratto in Qatar, seguita da Tim che sale del 3% con le azioni ordinarie e dell'8% con le risparmio poco sopra al concambio per la conversione. Deboli Stellantis e Campari, che cedono oltre due punti percentuali. Fuori dalla lista dei titoli a maggiore capitalizzazione la Juventus sale del 2,7% promossa a 'hold' da Kepler Chevreux.

(M.Dorokhin--DTZ)

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L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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