Deutsche Tageszeitung - Icop con Eteria in Consorzio per la nuova linea 10 Metropolitana di Napoli

Icop con Eteria in Consorzio per la nuova linea 10 Metropolitana di Napoli


Icop con Eteria in Consorzio per la nuova linea 10 Metropolitana di Napoli
Icop con Eteria in Consorzio per la nuova linea 10 Metropolitana di Napoli

Lotto 1, quota di 16 milioni. Possibili ulteriori lavori di fondazioni

Cambia la dimensione del testo:

La Icop Spa, società Benefit specializzata in fondazioni speciali, microtunneling e opere marittime, partecipa alla realizzazione del Lotto 1 della nuova Linea 10 della Metropolitana di Napoli, infrastruttura considerata "strategica" per il collegamento del capoluogo con la stazione Av di Napoli-Afragola. L'intervento rientra nell'appalto aggiudicato al costituendo consorzio, di cui fa parte Eteria, in cui Icop è impresa esecutrice specializzata. Il valore dei lavori del Consorzio per il Lotto 1 è di 660 milioni di euro (progettazione esecutiva e realizzazione delle opere civili del nuovo tracciato ferroviario); la quota di Icop ammonta a 16 milioni. In questo primo lotto, sono inoltre previste opere fondazionali per 50 milioni, per la realizzazione di una prima tratta della linea e di 3 stazioni che rientrano nella attività di Icop e estenderanno il suo coinvolgimento. Il progetto di cui il consorzio detiene il diritto in esclusiva per completare i lavori, potrà portare il valore dell'intervento fino a 1,7 miliardi con una quota Icop stimata in 41,6 milioni. Nel quadro della intera Linea 10 Metropolitana di Napoli, il valore delle opere fondazionali è stimato in 200 mln con lavorazioni specialistiche ad alto contenuto tecnico. Esprimendo "grande soddisfazione" per il contributo "nel tempo allo sviluppo della metropolitana di Napoli" Piero Petrucco, a.d. di Icop, spiega che "la partecipazione a questo intervento rafforza l'impegno nel mettere competenze specialistiche e know-how ingegneristico al servizio di opere ad alto impatto."

(T.W.Lukyanenko--DTZ)

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: