Deutsche Tageszeitung - Jeep nona nella top ten in Italia, ha una quota del 4,11%

Jeep nona nella top ten in Italia, ha una quota del 4,11%


Jeep nona nella top ten in Italia, ha una quota del 4,11%
Jeep nona nella top ten in Italia, ha una quota del 4,11%

Avenger resta il Suv più venduto anche nel 2025

Cambia la dimensione del testo:

Il brand Jeep è stabilmente nella top ten del mercato nazionale, chiudendo il 2025 al nono posto, con una quota del 4,11%. L'Italia si conferma dunque primo mercato europeo per il brand Jeep. Secondo l'elaborazione di Dataforce, i risultati commerciali del mese di dicembre 2025 confermano la leadership di Jeep Avenger, nuovamente il Suv più venduto d'Italia dopo il successo del 2024. La sua quota nel comparto supera il 5,5% e vale anche la leadership tra i B-Suv (market share vicina all'11%). Avenger è anche al secondo posto tra i B-Suv 100% elettrici con una quota del 15,4%. Grazie a questi risultati, Jeep Avenger figura anche al terzo posto complessivo del mercato italiano 2025, in assoluto, considerando ogni segmento e ogni motorizzazione. Protagonista dell'ultimo scorcio del 2025 anche Jeep Compass, il nuovo Suv 100% made in Italy, dal design all'ingegnerizzazione sino alla produzione, che irrompe nel segmento C-Suv con design, capability, tecnologia e comfort ai vertici.

(V.Varonivska--DTZ)

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: