Deutsche Tageszeitung - Zalando chiude magazzino in Germania e taglia 2.700 dipendenti

Zalando chiude magazzino in Germania e taglia 2.700 dipendenti


Zalando chiude magazzino in Germania e taglia 2.700 dipendenti
Zalando chiude magazzino in Germania e taglia 2.700 dipendenti

Il centro di Erfurt cesserà l'attività entro fine settembre 2026

Cambia la dimensione del testo:

Il rivenditore tedesco di moda online Zalando ha annunciato che chiuderà un centro logistico e tagliare 2.700 dipendenti in Germania, quasi un sesto del totale, per ristrutturare la sua rete europea. "Abbiamo preso la difficile ma necessaria decisione di chiudere il nostro centro logistico di Erfurt, in Germania, entro la fine di settembre 2026", si legge in una nota. "Inoltre, interromperemo le operazioni in tre magazzini al di fuori della Germania gestiti da fornitori di servizi esterni per Zalando e About you", continua il testo dove la società si impegna "a collaborare con le autorità locali e le organizzazioni della società civile per mitigare l'impatto" della ristrutturazione. L'azienda spiega che queste modifiche della rete, che comprenderà 14 centri di distribuzione in sette paesi, "garantiscono di continuare a creare valore e crescere come previsto, in linea con i nostri attuali obiettivi di crescita a medio termine, pari a un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 5-10% sia per il volume lordo delle merci (GMV) che per il fatturato".

(A.Stefanowych--DTZ)

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: