Deutsche Tageszeitung - Milano Cortina -26: Elkann, riviviamo lo spirito olimpico di Torino 2006

Milano Cortina -26: Elkann, riviviamo lo spirito olimpico di Torino 2006


Milano Cortina -26: Elkann, riviviamo lo spirito olimpico di Torino 2006
Milano Cortina -26: Elkann, riviviamo lo spirito olimpico di Torino 2006

"In bocca al lupo a tutti gli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi"

Cambia la dimensione del testo:

"È bello essere qui con tutti voi e con le vostre famiglie per un momento di festa, un momento speciale, un momento Olimpico. La Fiamma è stata nei nostri stabilimenti, a Pomigliano con Alfa Romeo, a Melfi con Lancia, a Modena con Maserati e oggi qui a Mirafiori con Fiat. E questo è il momento in cui ci ritroviamo nel 2026, vent'anni dopo le Olimpiadi di Torino 2006, e riviviamo lo spirito Olimpico". Così John Elkann, presidente di Stellantis, a Torino per il passaggio della fiamma dei Giochi invernali Milano Cortina, con circa 1.500 dipendenti presenti all'evento. "Tante cose sono successe - ha aggiunto -, ma lo spirito è sempre lo stesso. Questo spirito Olimpico che ci unisce come Azienda con questo grande evento, con il nostro Paese. E vorrei ringraziarvi tutti di essere qui oggi con noi e soprattutto fare un grande in bocca al lupo a tutti gli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi. Oggi con noi è presente anche uno dei nostri atleti italiani, cresciuto qui a Torino, Andrea Macrì, che vorrei ringraziare per il suo esempio". "Mi sono emozionato molto nel portare oggi la Fiamma Olimpica ed essere stato l'ultimo tedoforo nella tappa conclusiva del viaggio all'interno del mondo Stellantis" ha aggiunto Emanuele Cappellano, responsabile di Stellantis in Europa. "E' molto bello vedere qui nello stabilimento così tante persone per le Olimpiadi. Ci riempie veramente il cuore. Questo per me è lo sport, è suo il potere. Torino 2006 per me ha rappresentato un cambiamento. Lo vivo ancora tuttora sulla mia pelle perché pratico uno sport che è stato creato nel nostro paese grazie al Torino 2006. Vivo in un quartiere che è stato completamente rinnovato grazie al Torino 2006" ha concluso Macrì.

(A.Nikiforov--DTZ)

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: