Deutsche Tageszeitung - Rapporto, da accordo Mercosur nuova spinta a mercati finanziari regione

Rapporto, da accordo Mercosur nuova spinta a mercati finanziari regione


Rapporto, da accordo Mercosur nuova spinta a mercati finanziari regione
Rapporto, da accordo Mercosur nuova spinta a mercati finanziari regione

Ceo Aurea Gestion, 'anche dollaro debole spinge domanda materie prime America Latina'

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"La potenziale approvazione dell'accordo Ue-Mercosur rappresenta un catalizzatore strutturale per la regione, ma il suo impatto non è ancora stato completamente scontato dai mercati". E' quanto afferma Ailin do Pazo Glave, Ceo dell'argentina Aurea Gestion nel suo ultimo rapporto in vista della firma dell'accordo, dove analizza anche il generale andamento degli investitori verso i beni rifugio come l'oro, a seguito dello scontro istituzionale in Usa fra amministrazione Trump e Federal Reserve. "La domanda di materie prime (in particolare rame e prodotti agricoli) continua a essere un motore chiave rispettivamente per il Cile e il Brasile. La debolezza dell'indice del dollaro costituisce un vento a favore per le commodities e, di conseguenza, per le valute della regione" rileva il rapporto. L'economista sottolina poi come sui mercati "si osserva una rotazione dei flussi di capitale dalle economie sviluppate verso i mercati emergenti, guidata dalla ricerca di rendimento e dalla resilienza delle commodities. L'America Latina beneficia di questa rotazione, con Brasile e Cile che attirano capitali grazie alle loro prospettive di crescita e al loro ruolo di esportatori di commodities".

(U.Beriyev--DTZ)

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La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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