Deutsche Tageszeitung - La startup torinese Vado con PayTech Nexi per digitalizzare i pagamenti

La startup torinese Vado con PayTech Nexi per digitalizzare i pagamenti


La startup torinese Vado con PayTech Nexi per digitalizzare i pagamenti
La startup torinese Vado con PayTech Nexi per digitalizzare i pagamenti

I distributori automatici diventano punti vendita digitali

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Vado, la startup torinese che sta trasformando i distributori automatici in punti vendita digitali, si allea con Nexi, la PayTech leader in Europa. L'accordo permette di integrare l'infrastruttura di pagamento di Nexi all'interno di VadoPay, la nuova tecnologia sviluppata da Vado che consente agli operatori di accettare pagamenti online senza hardware aggiuntivo e senza app, tramite Qr code e checkout digitale. Grazie all'integrazione con XPay, VadoPay - spiega una nota - garantisce transazioni online affidabili, sicure e conformi agli standard internazionali. L'esperienza di pagamento rimane completamente digitale e proprietaria di Vado: Nexi agisce come gateway, offrendo stabilità e continuità operativa. L'obiettivo della collaborazione è accelerare la digitalizzazione del settore vending. Integrando l'infrastruttura di pagamento XPay dentro VadoPay, la tecnologia sviluppata da Vado per abilitare i pagamenti online senza app e senza hardware, gli operatori potranno offrire un'esperienza di acquisto più semplice, sicura e immediata. Il cuore dell'accordo è l'integrazione diretta di XPay come infrastruttura di pagamento all'interno di VadoPay, il sistema di pagamento digitale sviluppato da Vado. Il percorso di onboarding è stato ripensato per essere davvero accessibile: gli operatori possono attivare i pagamenti online in autonomia, senza app aggiuntive, senza hardware esterno e senza competenze tecniche specialistiche. Nexi garantirà inoltre un supporto tecnico dedicato, previsto dalla partnership, per rendere l'integrazione ancora più immediata e affidabile. "Il risultato è un sistema di pagamento moderno, immediato e totalmente hardware-free, che amplia le possibilità commerciali di ogni distributore automatico" spiega Andrea T. Orlando, ceo di Vado.

(B.Izyumov--DTZ)

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L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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