Deutsche Tageszeitung - Inapp, 'urgenti regole per nuove forme di lavoro su piattaforma'

Inapp, 'urgenti regole per nuove forme di lavoro su piattaforma'


Inapp, 'urgenti regole per nuove forme di lavoro su piattaforma'
Inapp, 'urgenti regole per nuove forme di lavoro su piattaforma'

Da food delivery a progettazione, sfuggono a classificazioni contrattuali

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La diffusione del modello del lavoro in piattaforma in vari settori - dal food delivery al ride-hailing, dai servizi di cura alla micro-progettazione digitale - ha reso evidente la frammentazione del lavoro su piattaforma, che sfugge sia alle tradizionali classificazioni contrattuali sia alle strutture di rappresentanza esistenti. Ne deriva l'urgenza di un quadro regolativo capace anche di riconoscere nuove forme di status lavorativo, che vadano oltre la distinzione rigida tra lavoro subordinato e autonomo. E' quanto emerge dal report Inapp "Platform work e crisi del lavoro salariato", curato dai ricercatori Massimo De Minicis e Francesca della Ratta e presentato oggi durante il convegno "Genesi, identità, caratteristiche e varietà del capitalismo di piattaforma". I lavoratori che operano tramite piattaforme digitali nella Ue erano 28 milioni nel 2022 e il Consiglio dell'Unione europea stima che aumenteranno nei prossimi anni. Anche in Italia il fenomeno, dopo la pandemia, resta presente e si stabilizza. Per garantire l'effettiva tutela dei lavoratori in questo contesto è necessario introdurre strumenti innovativi, come la retribuzione trasparente delle micro-quote, la concertazione sui tempi di realizzazione dei task e il riconoscimento di diritti come maternità, ferie, indennità di disoccupazione e previdenza in termini universali. Per il presidente dell'Inapp, Natale Forlani, questo report "invita i decisori politici a sviluppare nuovi strumenti e indicatori capaci di rilevare la contingenza, la variabilità temporale e la natura ibrida delle attività della cosiddetta 'gig economy'". L'accordo collettivo nazionale - siglato in Italia nel febbraio 2024 tra i sindacati NIdiL Cgil, FeLSA Cisl, UILTemp e l'associazione Assogrocery - mira a garantire maggiori diritti, tutele e compensi equi ai lavoratori delle piattaforme digitali e potrebbe essere esteso anche ad altre forme di lavoro su piattaforma. Tale accordo potrebbe essere visto come un passaggio necessario per ridefinire nuovi contratti collettivi per le diverse tipologie di lavoro tramite piattaforma, con tutele e garanzie per tutti i soggetti.

(U.Kabuchyn--DTZ)

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La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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