Cgil, poche risorse per la spesa sociale dei comuni e troppe diseguaglianze
Nel 2022 la spesa per i servizi sociali e socio-educativi è stata di 8,9 miliardi di euro
"Se l'articolo 3 della Costituzione assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei comuni italiani e i dati sulla spesa sociale raccontano un'altra storia: un sistema eccessivamente basato solo sulle risorse proprie degli enti locali, che sta allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e famiglie fragili, ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per vivere e un lavoro lo ha". Così la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi a commento di quanto emerso dal report su "La spesa dei comuni per i servizi sociali" dell'Area Stato Sociale e Diritti della Cgil nazionale, realizzato elaborando gli ultimi dati Istat. Nel 2022 la spesa dei comuni per i servizi sociali e socio-educativi è stata di 8,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono 1,2 miliardi di euro rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e 812 milioni di compartecipazione degli utenti, per un totale di 10,9 miliardi di euro di risorse impegnate. Si tratta mediamente di 150 euro per abitante, con ampi e rilevanti divari tra le diverse realtà territoriali del Paese: si va da una spesa media per abitante di 607 euro nella PA di Bolzano a soli 18 euro medi nei comuni della provincia di Vibo Valentia. La Cgil spiega che la principale fonte di finanziamento della spesa per interventi e servizi sociali è rappresentata dalle risorse proprie dei comuni, che rappresentano la metà delle risorse complessive, a cui si aggiungono risorse regionali, nazionali o dall'Ue. Per quanto riguarda i destinatari di tale spesa, in totale 8,9 milioni, la parte più rilevante è destinata a famiglie e minori, 2,7 milioni di utenti cui vanno, al netto della compartecipazione di utenti e SSN, 3,3 miliardi di euro, di cui quasi la metà destinata ad asili nido e servizi educativi. Seguono 2,4 miliardi per le persone con disabilità (con 883 mila utenti), 1,3 miliardi per le persone anziane (1,5 milioni di utenti), 800 milioni di euro per il contrasto della povertà e per il disagio degli adulti (1,4 milioni di utenti), 452 milioni per interventi e servizi sociali per migranti (445 mila utenti), 27 milioni per l'area delle dipendenze (99 mila utenti) e 528 milioni di euro per altro.
(Y.Ignatiev--DTZ)