Deutsche Tageszeitung - Trovato il freno del principale tumore cerebrale pediatrico

Trovato il freno del principale tumore cerebrale pediatrico


Trovato il freno del principale tumore cerebrale pediatrico
Trovato il freno del principale tumore cerebrale pediatrico

Ne rallenta la crescita, apre a nuove terapie più efficaci e meno tossiche

Cambia la dimensione del testo:

È stato trovato il freno molecolare che rallenta la crescita del più frequente tumore cerebrale pediatrico e uno dei più aggressivi, il medulloblastoma: la comprensione di questa vulnerabilità pone le basi per lo sviluppo di strategie terapeutiche mirate, più efficaci e meno tossiche per i pazienti rispetto a chemioterapia e radioterapia. Il risultato si deve allo studio internazionale pubblicato sulla rivista Cancer Cell e guidato dall'Institut Curie di Parigi, che ha visto la partecipazione anche di diversi ricercatori italiani di Università Sapienza di Roma, Università di Modena e Reggio Emilia e Istituto Pasteur Italia - Fondazione Cenci Bolognetti di Roma. Gli autori della ricerca coordinati da Olivier Ayrault hanno esaminato dati e campioni di tumore provenienti da circa 400 pazienti, analizzando non soltanto il Dna, ma anche l'Rna messaggero, ossia la molecola che veicola le istruzioni per la produzione delle proteine, così come altre molecole presenti all'interno delle cellule cancerose. Il lavoro dei ricercatori ha dimostrato che queste ultime accumulano lipidi sotto forma di gocce lipidiche che fungono da riserva energetica, ma bloccare la produzione di lipidi non è sufficiente ad arrestare la crescita tumorale. Questo perché le cellule maligne sono in grado di compensare importando lipidi dall'esterno. Si può però rallentare tale meccanismo di compensazione: bloccando l'enzima Dgat1, che è coinvolto nella formazione delle gocce lipidiche, gli autori dello studio hanno osservato una significativa riduzione della crescita tumorale e una maggiore sopravvivenza dei modelli animali utilizzati.

(M.Travkina--DTZ)

In primo piano

Luna, la Nasa sospende il progetto per la stazione orbitante Gateway

Il focus si sposta sulla costruzione di una base lunare

Le cellule tumorali riscrivono le loro istruzioni genetiche

Visto in azione il meccanismo, può diventare il bersaglio per nuove terapie

AC Schnitzer: Quando i tuner di culto tacciono

La fine annunciata di AC Schnitzer entro il 2026 è molto più della scomparsa di un nome noto nel mondo del tuning. È un segnale d’allarme che supera di gran lunga i confini della comunità degli appassionati BMW. Quando un’azienda che per decenni ha incarnato l’elaborazione sportiva di BMW, i cerchi forgiati, gli assetti, gli scarichi e una certa idea tedesca di passione ingegneristica non riesce più a gestire in modo redditizio la propria attività in Germania, il tema non riguarda più soltanto un marchio. Diventa una questione che tocca direttamente il sito industriale e automobilistico tedesco. Per questo AC Schnitzer si sta trasformando in un caso simbolico: un caso che riflette la perdita di competitività, una struttura dei costi sempre più difficile da sostenere e l’impressione crescente che la politica reagisca troppo tardi, con troppa cautela e con un’insufficiente capacità di intervento.È proprio qui che nasce la forza emotiva della vicenda. AC Schnitzer non è mai stata soltanto una fornitrice di componenti. Ha rappresentato una cultura della personalizzazione: vicina al gusto di fabbrica, ma con una spinta più radicale e sportiva. Per molti appassionati BMW, il marchio faceva parte del paesaggio automobilistico tedesco: Aquisgrana, BMW, il richiamo del motorsport, programmi completi di trasformazione, cerchi riconoscibili, componenti aerodinamici, kit di potenza e vetture speciali con una propria identità. In questo senso, la fine di AC Schnitzer non è soltanto una storia di bilanci. È anche la perdita di un frammento di identità industriale.Le ragioni della chiusura sono particolarmente rivelatrici, perché mettono in luce esattamente la catena di problemi di cui l’industria tedesca discute da anni. Al centro c’è una combinazione tossica di costi crescenti di sviluppo e produzione, procedure di omologazione lente, pressione competitiva internazionale e mutamento della domanda. Il punto più pesante è la critica alla durata del sistema tedesco di approvazione. Se i componenti aftermarket arrivano sul mercato molti mesi dopo quelli dei concorrenti stranieri, uno specialista di nicchia perde proprio ciò che conta di più: tempo, visibilità e margine. A questo si aggiungono materie prime più care, tassi di cambio volatili, problemi lato fornitori, dazi su mercati importanti, una domanda prudente e il graduale arretramento del motore termico come cuore simbolico della cultura del tuning. AC Schnitzer non sta quindi descrivendo un problema isolato, ma una concentrazione di carichi strutturali.

Marte, sotto la superficie i resti di un antico sistema fluviale

La scoperta sotto il cratere Jezero estende il periodo di abitabilità del pianeta

Cambia la dimensione del testo: